Comune di Sotto il Monte

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INTRODUZIONE
SOTTO IL MONTE GIOVANNI XXIII E L’ISOLA BERGAMASCA


Il Comune di Sotto il Monte Giovanni XXIII è situato in un’area della Provincia di Bergamo denominata «Isola Bergamasca». Tale territorio ha una forma triangolare capovolta, la cui base è rappresentata, a nord, dal Monte Canto, mentre i due lati sono rappresentati dal fiume Brembo ed Adda, con il primo che si fonde nel secondo.

«...l'isola, nitidamente scandita tra Adda e Brembo...»
(documento della Serenissima, XVI secolo)


La zona si estende su una superficie prevalentemente pianeggiante di origine alluvionale, anche se a nord sono presenti alcune piccole formazioni collinari.
I comuni compresi sono 21: Ambivere, Bonate Sopra, Bonate Sotto, Bottanuco, Brembate di Sopra, Brembate, Calusco d'Adda, Capriate San Gervasio, Carvico, Chignolo d'Isola, Filago, Madone, Mapello, Medolago, Ponte San Pietro, Presezzo, Solza, Sotto il Monte Giovanni XXIII, Suisio, Terno d'Isola e Villa d'Adda, per un totale di oltre 102 chilometri quadrati ed una popolazione che supera i 90 mila abitanti (censimento 2001), con un'alta densità abitativa, pari a circa 900 abitanti per chilometro quadrato.
La zona dell'isola ha sempre mantenuto una propria precisa identità, e tutti i paesi che la compongono hanno in genere seguito lo stesso destino politico.
I primi insediamenti stabili si verificarono in epoca romana, quando i conquistatori istituirono una circoscrizione territoriale denominata "Pagus Fortunensis". In quel periodo storico la zona dell'isola fu interessata da notevoli flussi commerciali e militari, vista la presenza di due strade di comunicazione che delimitavano il territorio: quella tra le città di Bergamo e di Milano a sud, ed un'altra che univa il capoluogo orobico a Como a nord.
Con la decadenza dell'impero romano i borghi dell'isola furono soggetti alle incursioni barbariche, che portarono anni di saccheggi e terrore tra la popolazione. Nel  VI secolo la situazione politica si stabilizzò grazie all'arrivo dei Longobardi prima, e dei Franchi poi. Questi sfruttarono la crescente importanza di questi territori, dovuta anche alla possibilità di navigare l'Adda risalendo fino al lago di Como, da cui era possibile poi raggiungere il centro Europa. Il fiume inoltre intersecava il passaggio con le sopracitate strade di collegamento tra Bergamo e le città di Milano e Como, garantendo grande vitalità commerciale. In questo periodo storico i territori vennero posti sotto la giurisdizione della chiesa plebana di Terno, considerato il borgo principale dell'isola: in tal senso preziosa è una testimonianza scritta che, risalente al 774, attesta il nuovo ordinamento.
Tuttavia, nel tardo Medioevo, questa posizione geograficamente e commercialmente favorevole si rivelò un elemento profondamente destabilizzante, vista la volontà delle varie signorie di ottenere il predominio sulla zona: numerose battaglie tra guelfi e ghibellini, ed in seguito tra gli eserciti del milanesi e veneziani, misero a dura prova la popolazione, che visse secoli di povertà, tanto che l'isola venne definita "il triangolo della fame".
In tal senso molto chiara è la descrizione in un documento del tempo:
«Qui non vi sono trafichi nè mercantie, le persone sono povere lavoradori da terre et bracenti, quali non raccogliono a pena grani per il loro vivere; et questi non hanno alcun privileggio ma sottoposti a tutte le gravezze et a datii...»

La situazione parve migliorare con l'arrivo della Repubblica di Venezia, che inserì la zona nel distretto denominato Quadra dell'isola con capoluogo Terno, anche se le incursioni degli eserciti di ventura non erano affatto sporadiche. Venne effettuato il primo censimento degli abitanti, che nel XVI secolo arrivavano ad un numero pari a diecimila.
«Si chiama Isola per esser da due bande circondata et divisa dal Brembo e dall'Adda e dai monti, i monti sono dalla parte di tramontana; il Brembo da levante, l'angolo di Brembate di Sotto, et da mezzo di l'Adda da ponente»
(Giovanni Da Lezze, capitano della Serenissima, 1596)

Ai veneziani subentrò la Repubblica Cisalpina, subito sostituita però dagli austriaci, che la inserirono nel Regno Lombardo Veneto, considerando Chignolo capoluogo.
Con l'unità d'Italia avvenne un primo ma deciso processo di industrializzazione, che permise un notevole miglioramento delle condizioni di vita degli abitanti. Un altro censimento, risalente al 1861  (anno che sancì l'inizio del Regno d’Italia), vide la popolazione aumentata fino a raggiungere la considerevole cifra di 26.519.

 

CENNI STORICI


Le origini del Comune, denominato Sotto il Monte (in latino Sub Mons) per la sua caratteristica posizione ai piedi del Monte Canto, risalgono al IX secolo con i primi insediamenti in località Bercio. Questi territori, posti in una posizione soleggiata sui declivi del monte Canto, vennero infeudati al vescovo di Bergamo, il quale a sua volta li diede in gestione ai monaci benedettini che vi si stanziarono in località Fontanella. Fondato da Alberto da Prezzate, il Priorato di Sant’Egidio caratterizzò profondamente la vita del borgo, a partire dagli edifici come la torre di San Giovanni, posta sulla sommità del monte. Conseguentemente il borgo che si sviluppò ai piedi di esso venne quindi identificato come Sotto il monte dei frati, poi ridotto in Sotto il Monte.
L’antica torre di San Giovanni, sorta nell’anno 964 sulla sommità del colle rappresenta uno degli edifici-monumento più caratteristici e significativi non solo del paese ma dell’intera area delimitata tra i fiumi Adda e Brembo e dal Monte Canto denominata Isola bergamasca.
Sotto il Monte, piccolo paese sconosciuto della terra bergamasca, il 28 ottobre 1958 giunge alla ribalta delle cronache per aver dato i natali ad Angelo Giuseppe Roncalli, eletto quel giorno sulla cattedra di S. Pietro con il nome di Papa Giovanni XXIII.
Tra i gesti più significativi d’affetto e di stima dei cittadini di Sotto il Monte e dell’Italia intera nel confronti di Papa Roncalli spicca la nuova denominazione con comune da “Sotto il Monte” a “Sotto il Monte Giovanni XXIII” concessa dal Presidente della Repubblica Antonio Segni con proprio decreto n. 1996 del 8 novembre 1963.

 

EDIFICI STORICI

ABBAZIA DI S. EGIDIO
L’abbazia fu fondata nel 1080 da un nobile bergamasco, Alberto da Prezzate, ed esercitò un ruolo di notevole importanza socio-economica su tutta l’Isola nel sec. XII. Seguirono secoli di decadimento, ma nella seconda metà del ‘900 tornò a rivivere come centro di spiritualità grazie alla figura di David Maria Turoldo. Le tre absidi della chiesa sono orientate perfettamente ad est e scandite da semicolonne in calcare bianco che sorreggono un fregio ad archetti pensili in cotto.
Nel chiostro è sistemato il piccolo sacello contenente, secondo una leggenda, la tomba di Teiperga, sorella del fondatore Alberto da Prezzate. La pianta basilicale si compone di tre navate, coperte da capriate lignee a vista, e da un transetto con volta a crociera centrale su cui si innesta la torre campanaria, sorretta da quattro poderosi pilastri quadrilobati.
La separazione delle tre navate è data da due file di quattro colonne a stretto diametro terminanti con capitelli scolpiti. All’interno, si possono ammirare gli affreschi di età rinascimentale nel catino absidale, dove spicca al centro la figura del Cristo Pantocràtor in mandorlo, e un grande affresco a forma di polittico sulla parete di sinistra; sono successivi il piccolo affresco a sinistra dell’ingresso con S. Antonio Abate e S. Rocco, datato 1532 e quello della conca absidale di destra, eseguito nel 1570 da Cristoforo Baschenis di Averara.

 

TORRE DI S. GIOVANNI
La torre di S. Giovani è legata alle origini del Comune di Sotto il Monte Giovanni XXIII. Sulla sommità del colle, amena località alle falde del Monte Canto, sorgeva nel remoto 964 un fortilizio, trasformato successivamente in torre campanaria, torrione con base quadrata, alto diciassette metri, gioiello indiscutibile di arte romanica. Vicino alla torre fu construita la prima chiesa parrocchiale dedicata a S. Giovanni Battista e consacrata il 4 maggio 1356.
Ricostruita nel 1455 e ampliata nel 1727. L’edificio era di stile romanico con un’unica navata e soffitto a capriate, illuminata da dieci finestre, un altare centrale e due laterali. Diversa descrizione della chiesa è riportata negli Atti della Visita Apostolica di S. Carlo Borromeo. La chiesa nel 1904 fu abbattuta e con il materiale derivante fu costruita l’attuale chiesa parrocchia di S. Giovanni Battista in luogo maggiormente accessibile ai fedeli.

 

CHIESA DI SANTA MARIA IN BRUSICCO
La costruzione della Chiesa di S. Maria in Brucisso risale senza alcuni dubbio al 1450, come risulta dal testamento di Lucio de Ronchalis de Padrino del 4 agosto 1529.
In origine la chiesa era di stile romanico con elementi gotici, come gli archi a sesto acuto, e le pareti perimetrali erano ricoperte di affreschi. L’altare centrale, opera di Giuseppe Viggiù, venne collocato nel 1830. Sulla parete dell’altare destro vi è un quadro che rappresenta S. Antonio da Padova attribuito a Carlo Ceresa.
Gli affreschi della volta del presbiterio sono stati eseguiti dal pittore Vanni Rossi. Sul campanile vi sono tre antiche campane provenienti dalla torre di S. Giovanni. Il 25 novembre 1981 Angelo Giuseppe Roncalli venne battezzato in questa chiesa e il 15 agosto 1904 celebrò la prima messa nel suo paese natale.

 

CAMAITINO
La costruzione è attribuita a Maitinus Roncalli dictus Maitinus de Valle Imania. Prima casa dei Roncalli e dimora estiva di Mons. Angelo Giuseppe Roncalli, sia da vescovo che cardinale.
L’istituto delle Suore Poverelle del Beato Luigi Maria Palazzolo restaurò l’edificio dandogli l’attuale destinazione di Museo che conserva i numerosi ricordi legati alla vita di Papa Giovanni XXIII.

 

SANTUARIO DELLA MADONNA DELLE CANEVE
Il santuario venne costruito nel  1727 in località Canève.
All’interno è situato un altare sopra il quale domina un antico affresco riscoperto negli ultimi anni, forse coevo degli affreschi di Camaitino. Lateralmente è posta una tela raffigurante una Madonna con Bambino benedicente, di autore ignoto.

 

CHIESA PARROCCHIA DI SAN GIOVANNI BATTISTA
La prima pietra del nuovo edificio di culto, progettato dall’arch. Virginio Muzio, fu posata il 20 agosto 1902 dal Vescovo di Bergamo Mons. Gaetano Camillo Guindani. Tra i presenti vi era anche il giovane seminarista Angelo Giuseppe Roncalli.
Una parte del materiale necessario alla costruzione fu ricavato dalla demolizione dell’antica chiesa parrocchiale eretta sul Colle S. Giovanni. La nuova chiesa fu benedetta il 21 settembre 1912 da Canonico Mons. Morlani e il giorno seguente, Mons. Radini Tedeschi, Vescovo di Bergamo, la inaugurò al culto dei fedeli.
Il 21 dicembre 1923 il Genio Civile di Bergamo dispose la chiusura dell’edificio a causa di alcune infiltrazioni e nel 1926 vennero realizzate alcune opere per le messa in sicurezza e il ripristino.
La consacrazione della chiesa avvenne il 21 settembre 1929 da parte di Mons. Angelo Giuseppe Roncalli, al tempo vescovo di Areopoli e visitatori apostolico.

 

CASA NATALE DI PAPA GIOVANNI XXIII E SEMINARIO DEL PONTIFICIO ISTITUTO MISSIONI ESTERE
Venerdì 25 novembre 1881 alle ore 10.15, in via Brusicco 42, nel Palazzo dei proprietà dei conti Morlani, nacque Angelo Giuseppe Roncalli, quartogenito di tredici figli. La patriarcale famiglia Roncalli, destinata ad ingrandirsi ulteriormente, si trasferì nel 1893 nel vicino edificio della Colombera.
Attualmente la casa natale, custodita dai padri del PIME, è un museo di ricordi dedicato al Beato Giovanni XXIII e alle sue umili tradizioni.
La cascina appare con un ampio porticato a tre arcate, facciata tinteggiata di rosa antico e una rustica scala in legno che porta alle semplici stanze.
Entrati nella casa natale si sale al piano superiore ed è possibile visitare la stanza dove il 25 novembre 1881 venne alla luce il futuro Papa Giovanni XXIII. In questa stanza si trova il letto dei genitori, un cassettone-scrivania e un quadro raffigurante la Vergine.
Nelle vicinanze della casa natale sorge il Seminario del P.I.M.E. (Pontificio Istituto Missioni Estere), società di vita apostolica composta da missionari e fondato il 31 luglio 1850 da Padre Angelo Ramazzotti.
La prima pietra del P.I.M.E. di Sotto il Monte Giovanni XXIII fu benedetta da Papa Roncalli il 18 marzo 1963, l’inaugurazione avvenne il 30 ottobre 1965 alla presenza del Cardinal Giovanni Colombo, arcivescovo di Milano, e di Mons. Clemente Gaddi, vescovo di Bergamo.
Il Seminario del PIME, per anni, luogo di formazione per i futuri missionari è attualmente un luogo di ritiro e preghiera per gruppi provenienti dall’Italia e dall’estero.

 

CHIESA PARROCCHIA DEL SACRO CUORE IN BOTTA DI SOTTO IL MONTE
La chiesa è dedicata al Sacro Cuore di Gesù, opera dell’ing. Luigi Angelini del 1927.
Lo stile è monumentale, eclettico, le forme interne sono di ispirazione rinascimentali.
La benedizione della prima pietra è dell’8 ottobre 1928 e la consacrazione del 25 agosto 1932. La facciata è caratterizzata da elementi architettonici in pietra arenaria. All’interno della chiesa sono custodite tele di Giambattista Paganessi e Pietro Malandi.


TASSO DI MORTALITÀ ULTIMO QUINQUENNIO

 POPOLAZIONE    MORTI    ANNO    TASSO

 3.716                        17          2004       0,45
 3.770                        16          2005       0,42
 3.864                        17          2006       0,44
 3.946                        24          2007       0,608
 4.019                        21          2008       0,52

 

POPOLAZIONE MASSIMA INSEDIABILE COME DA STRUMENTO URBANISTICO
VIGENTE Entro 31.12.2011

ABITANTI 5.085


SUPERFICIE DEL TERRITORIO COMUNALE:

Km2 = 5,12
STRADE
Provinciali:
2,65 km
Comunali: 6,28 km


LA FIGURA DI ANGELO GIUSEPPE RONCALLI

 Angelo Giuseppe Roncalli nasce a Sotto il Monte, in provincia di Bergamo, il 25 novembre 1881, primo figlio maschio di Marianna Mazzola e di Giovanni Battista Roncalli. La sera stessa il neonato venne battezzato dal parroco don Francesco Rebuzzini, ricevendo il nome di Angelo Giuseppe. Gli fece da padrino l'anziano prozio Zaverio Roncalli, il primo dei sette zii di papà Battista, uomo molto pio, che, rimasto celibe, si era assunto il compito di educare religiosamente i numerosi nipoti. Il futuro Giovanni XXIII conservò un ricordo commosso e riconoscente per le cure e le sollecitudini di questo vecchio patriarca.
 Manifestando fin dalla fanciullezza una seria inclinazione alla vita ecclesiastica, terminate le elementari, si preparò all'ingresso nel seminario diocesano ricevendo un supplemento di lezioni di italiano e latino da alcuni sacerdoti del luogo e frequentando il prestigioso collegio di Celana. Il 7 novembre 1892 fece il suo ingresso nel seminario di Bergamo, dove fu ammesso alla terza classe ginnasiale. Dopo un avvio difficoltoso per l'insufficiente preparazione, non tardò a distinguersi sia nello studio che nella formazione spirituale, tanto che i superiori lo ammisero prima del compimento del quattordicesimo anno alla tonsura. Avendo proficuamente terminato nel luglio del 1900 il secondo anno di teologia, fu inviato il gennaio successivo a Roma presso il seminario romano dell'Apollinare, dove esistevano alcune borse di studio a favore dei chierici bergamaschi.
Pur con l'intermezzo di un anno di servizio militare prestato a Bergamo a partire dal 30 novembre 1901, la formazione seminaristica risultò particolarmente fruttuosa.
 Il 13 luglio 1904, alla giovanissima età di ventidue anni e mezzo, conseguì il dottorato in teologia.
Con il più lusinghiero giudizio dei superiori, il 10 agosto 1904, fu ordinato sacerdote nella chiesa di S. Maria in Monte Santo a Roma; celebrò la prima Messa il giorno seguente nella Basilica di S. Pietro, durante la quale ribadì la sua donazione totale a Cristo e la sua fedeltà alla Chiesa.
Dopo un breve soggiorno nel paese natale, nell'ottobre iniziò a Roma gli studi di diritto canonico, interrotti nel febbraio del 1905, quando fu scelto quale segretario dal nuovo Vescovo di Bergamo Mons. Giacomo Radini Tedeschi.
Furono circa dieci anni di intenso impegno accanto ad un Vescovo autorevole, molto dinamico e ricco di iniziative che contribuirono a fare della diocesi bergamasca un modello per la Chiesa italiana.
Oltre al compito di segretario, svolse altri numerosi incarichi. Dal 1906 ebbe l'impegno dell'insegnamento di numerose materie in seminario:  storia ecclesiastica, patrologia e apologetica; dal 1910 gli fu assegnato anche il corso di teologia fondamentale.
Salvo brevi intervalli, svolse questi incarichi fino al 1914.
Lo studio della storia gli consentì l'elaborazione di alcuni studi di storia locale, tra cui la pubblicazione degli Atti della Visita Apostolica di s. Carlo a Bergamo (1575), una fatica durata decenni e portata a termine alla vigilia dell'elezione al Pontificato.  Fu anche direttore del periodico diocesano "La Vita Diocesana" e dal 1910 assistente dell'Unione Donne Cattoliche.
La prematura scomparsa di Mons. Radini nel 1914 pose fine ad un'esperienza pastorale eccezionale, che, se pur segnata da qualche sofferenza come l'infondata accusa a lui rivolta di modernismo, il futuro Giovanni XXIII considerò sempre punto di riferimento fondamentale per l'assolvimento degli incarichi a cui fu di volta in volta chiamato. Lo scoppio della guerra nel 1915 lo vide prodigarsi per più di tre anni come cappellano col grado di sergente nell'assistenza ai feriti ricoverati negli ospedali militari di Bergamo.
Nel luglio del 1918 accettò generosamente di prestare servizio ai soldati affetti da tubercolosi, sapendo di rischiare la vita per il pericolo di contagio.
Del tutto inaspettato giunse nel dicembre del 1920 l'invito del Papa a presiedere l'opera di Propagazione della Fede in Italia, quando a Bergamo aveva da poco avviato l'esperienza della Casa dello studente, un'istituzione a metà tra il pensionato e il collegio, e contemporaneamente fungeva da direttore spirituale in seminario.
Dopo forti titubanze, finì con l'accettare, iniziando con molta cautela un incarico che si presentava molto delicato per i rapporti con le organizzazioni missionarie già esistenti. Compì un lungo viaggio all'estero per la realizzazione del progetto della Santa Sede mirante a portare a Roma le varie istituzioni di sostegno alle missioni e visitò diverse diocesi italiane per la raccolta di fondi e l'illustrazione delle finalità dell'opera da lui presieduta.
Nel 1925 con la nomina a Visitatore Apostolico in Bulgaria iniziò il periodo diplomatico a servizio della Santa Sede, che si prolungò fino al 1952.
Dopo l'ordinazione episcopale avvenuta a Roma, nella chiesa di San Carlo al Corso il 19 marzo 1925, partì per la Bulgaria con il compito soprattutto di provvedere ai gravi bisogni della piccola e disastrata comunità cattolica.
L'incarico inizialmente a termine si trasformò in una permanenza decennale, durante la quale Roncalli pose le basi per la fondazione di una Delegazione Apostolica, di cui lui stesso venne nominato primo rappresentante nel 1931.
Non senza difficoltà riuscì a riorganizzare la Chiesa cattolica, ad instaurare relazioni amichevoli con il Governo e la Casa Reale bulgara, nonostante l'incidente del matrimonio ortodosso di re Boris con la principessa Giovanna di Savoia, e ad avviare i primi contatti ecumenici con la Chiesa Ortodossa bulgara.
Il 27 novembre 1934 fu nominato Delegato Apostolico in Turchia ed in Grecia, paesi anche questi senza relazioni diplomatiche con il Vaticano. A differenza della Grecia, dove l'azione di Roncalli non ottenne risultati di rilievo, le relazioni con il governo turco invece migliorano progressivamente per la comprensione e la disponibilità mostrate dal Delegato nell'accettare le misure ispirate dalla politica di laicizzazione perseguite da quel governo. Con tatto e abilità organizzò alcuni incontri ufficiali con il Patriarca di Costantinopoli, i primi dopo secoli di separazione con la Chiesa Cattolica.
Durante la Seconda Guerra Mondiale conservò un prudenziale atteggiamento di neutralità, che gli permise di svolgere un'efficace azione di assistenza a favore degli Ebrei, salvati a migliaia dallo sterminio, e a favore della popolazione greca, stremata dalla fame.
 Inaspettatamente, per decisione personale di Pio XII, fu promosso alla prestigiosa Nunziatura di Parigi, dove giunse con grande sollecitudine il 30 dicembre 1944. Lo attendeva una situazione particolarmente intricata. Il governo provvisorio chiedeva la destituzione di ben trenta Vescovi, accusati di collaborazionismo con il governo di Vichy.
La calma e l'abilità del nuovo Nunzio riuscirono a limitare a solo tre il numero dei Vescovi destituiti. Le sue doti umane lo imposero alla stima dell'ambiente diplomatico e politico parigino, dove instaurò rapporti di cordiale amicizia con alcuni massimi esponenti del governo francese. La sua attività diplomatica assunse una esplicita connotazione pastorale attraverso visite a molte diocesi della Francia, Algeria compresa.
L'effervescenza e l'ansia apostolica della Chiesa francese, testimoniata dall'avvio dell'esperienza dei preti operai, trovarono in Roncalli un osservatore attento e prudente, che riteneva necessario un congruo periodo di tempo prima di una decisione definitiva.
Coerentemente al suo stile di obbedienza, accettò prontamente la proposta di trasferimento alla sede patriarcale di Venezia ove giunse il 5 marzo 1953, fresco della nomina cardinalizia decisa nell'ultimo Concistoro di Pio XII.
Il suo episcopato si caratterizzò per lo scrupoloso impegno con cui adempì i principali doveri del Vescovo, la visita pastorale e la celebrazione del Sinodo diocesano. La rievocazione della storia religiosa di Venezia gli suggerì iniziative pastorali nuove, come il progetto di riavvicinare i fedeli alla Sacra Scrittura, rifacendosi alla figura del proto-patriarca s. Lorenzo Giustiniani, solennemente commemorato nel corso del 1956.
 L'elezione, il 28 ottobre 1958, del settantasettenne Cardinale Roncalli a Successore di Pio XII induceva molti a pensare ad un Pontificato di transizione.
Ma fin dall'inizio Giovanni XXIII rivelò uno stile che rifletteva la sua personalità umana e sacerdotale maturata attraverso una significativa serie di esperienze. Oltre a ripristinare il regolare funzionamento degli organismi curiali, si preoccupò di conferire un'impronta pastorale al suo ministero, sottolineandone la natura episcopale in quanto Vescovo di Roma.
Convinto che il diretto interessamento della diocesi costituiva una parte essenziale del Ministero Pontificio, moltiplicò i contatti con i fedeli tramite le visite alle parrocchie, agli ospedali e alle carceri.
Attraverso la convocazione del Sinodo diocesano volle assicurare il regolare funzionamento delle istituzioni diocesane mediante il rafforzamento del Vicariato e la normalizzazione della vita parrocchiale.
Il più grande contributo giovanneo è rappresentato senza dubbio dal Concilio Vaticano II, il cui annuncio fu dato nella basilica di s. Paolo il 25 aprile 1959. Si trattava di una decisione personale, presa dal Papa dopo consultazioni private con alcuni intimi e col Segretario di Stato, Cardinale Tardini.
Le finalità assegnate all'Assise Conciliare, elaborate in maniera compiuta nel discorso di apertura dell'11 ottobre 1962, erano originali:  non si trattava di definire nuove verità, ma di riesporre la dottrina tradizionale in modo più adatto alla sensibilità moderna.
Nella prospettiva di un aggiornamento riguardante tutta la vita della Chiesa, Giovanni XXIII invitava a privilegiare la misericordia e il dialogo con il mondo piuttosto che la condanna e la contrapposizione in una rinnovata consapevolezza della missione ecclesiale che abbracciava tutti gli uomini. In quest'apertura universale non potevano essere escluse le varie confessioni cristiane, invitate anch'esse a partecipare al Concilio per dare inizio ad un cammino di avvicinamento.
Nel corso della prima fase si poté constatare che Giovanni XXIII voleva un Concilio veramente deliberante, di cui rispettò le decisioni dopo che tutte le voci ebbero modo di esprimersi e di confrontarsi.
Nella primavera del 1963 fu insignito del Premio "Balzan" per la pace a testimonianza del suo impegno a favore della pace con la pubblicazione delle Encicliche Mater et Magistra (1961) e Pacem in terris (1963) e del suo decisivo intervento in occasione della grave crisi di Cuba nell'autunno del 1962.
Il prestigio e l'ammirazione universali si poterono misurare pienamente in occasione delle ultime settimane della sua vita, quando tutto il mondo si trovò trepidante attorno al capezzale del Papa morente ed accolse con profondo dolore la notizia della sua scomparsa la sera del 3 giugno 1963.
Il 3 settembre 2000 Sua Santità Giovanni Paolo II lo elevò all’onore degli Altari proclamandolo Beato. Ogni anno, l’11 ottobre, in ricordo del giorni di apertura del Concilio Ecumenico Vaticano III (11 ottobre 1962) la Chiesa universale ricorda la memoria del Beato Giovanni XXIII.

 

 

INDIRIZZO:

Piazza
Mater et Magistra, 1

Gemellato con:

Informazioni Generali

Stato:  Italia
Regione: Lombardia
Provincia: Bergamo
Altitudine: 305 m s.l.m.
Superficie: 5,12 km²
Abitanti: 4.132 (28/02/2010)
Frazioni: Botta,
Fontanella,
Pratolongo
Comuni contigui: Ambivere,   Carvico,
Mapello, Pontida,
Terno d'Isola
CAP: 24039
Pref. telefonico: 035
Nome abitanti: Sottomontesi

 

"La Nostra Città"

Notiziario Comunale

N°1 - DICEMBRE 2009

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